Lasciati sorprendere dalle storie e dai volti che hanno trasformato Santarcangelo nella capitale degli artisti.
Santarcangelo è un microcosmo dove l’arte nasce spontanea e si respira in ogni vicolo.
Santarcangelo è stata culla e patria dell’arte e degli artisti in tutte le sue forme: dalla pittura rivoluzionaria di Guido Cagnacci alla poesia universale di Tonino Guerra e Raffaello Baldini, fino alla satira contemporanea di Fabio De Luigi e Daniele Luttazzi.
Un borgo che non solo genera bellezza, ma sa anche accoglierla da tutto il mondo: dal 1971 Santarcangelo è palcoscenico cosmopolita dello storico Festival del Teatro in Piazza, e dagli anni ’90 casa della celebre comunità artistica dei Mutoid Waste Company.
“Pittore di felice ingegno, ma d’infelice fortuna”, uno dei grandi pittori del Seicento.
Nato a Santarcangelo nel 1601, Guido Cagnacci è stato uno dei pittori più straordinari e tormentati del Seicento.
La sua arte fonde l’eleganza appresa a Bologna da Guido Reni con il realismo drammatico scoperto a Roma grazie a Caravaggio, dando vita a uno stile unico, intriso di naturalismo e sensualità.
Oggi Santarcangelo rende omaggio al suo cittadino illustre custodendo due straordinari capolavori:
La pala d’altare con Gesù Bambino, S. Giuseppe e S. Eligio (1635): Ammirabile all’interno della Chiesa Collegiata.
La Madonna col Bambino: Splendida tela concessa da Luigi Koelliker ed esposta al MUSAS (Museo Storico Archeologico).
A cura di Pierangelo Fontana, direttore biblioteca comunale di Santarcangelo.
“Toh, e circal de giudeizi!” (Ecco il circolo del giudizio!). Fu con questo ironico sarcasmo romagnolo che i cittadini battezzarono un gruppo di giovani e irrequieti intellettuali che, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, iniziò a riunirsi a Santarcangelo. Il punto di ritrovo divenne presto il Caffè Trieste – gestito dai genitori del poeta Raffaello Baldini – dove tra una partita a biliardino e un disco jazz si discuteva di politica, cinema neorealista e letteratura proibita.
Questo sodalizio spontaneo, guidato all’inizio da Flavio Nicolini, Nino Pedretti e Raffaello Baldini, trovò un impulso straordinario con il ritorno di Tonino Guerra dal campo di prigionia. Intorno a loro si radunò una costellazione incredibile di talenti: dai pittori romani del “Portonaccio” agli artisti locali come Federico Moroni, Giulio Turci e Lucio Bernardi, fino a figure chiave come Rina Macrelli, Gianni Fucci, Tito Balestra e Alberto Sughi
Nato a Santarcangelo il 13 agosto 1923 e scomparso nel 1981, Nino Pedretti è stato uno dei massimi poeti dialettali italiani del dopoguerra e figura chiave del celebre “Circolo del Giudizio”.
Docente e appassionato linguista, ha saputo elevare la lingua locale a letteratura universale, ottenendo un enorme successo nel 1975 con la sua prima raccolta Al vòuşi (Le voci).
Per Pedretti, il dialetto era una forza della natura indomabile, che amava descrivere così:
“A differenza dell’italiano, arrotolato nei codici, levigato ed illustre, il fratello umile, il dialetto, è vissuto all’aperto come un’erba selvatica […] e come un’erba pertinace di gramigna […] ha coperto ogni metro di terra dove viveva la gente comune, del lavoro e dei sacrifici.”
Sceneggiatore, poeta, pittore e pensatore.
Tonino Guerra è stato un artista multidisciplinare di fama mondiale, nato e cresciuto a Santarcangelo.
Innovatore della poesia italiana del dopoguerra, ha ridato massima dignità letteraria al dialetto, per poi trasferire questa incredibile sensibilità poetica dietro la macchina da presa.
Il suo lascito è oggi custodito nel Museo a lui dedicato nel borgo e nelle suggestive “Poesie nel paesaggio”, le installazioni d’arte diffuse che si incontrano passeggiando per la città.
Il parco artistico di Mutonia
Fondata a Londra da Joe Rush e Robin Cooke, la Mutoid Waste Company è una celebre comunità internazionale di scultori e performer cyberpunk.
Arrivati a Santarcangelo nel 1990 su invito del Festival del Teatro, gli artisti si sono stabiliti in una vecchia cava lungo il fiume Marecchia, fondando Mutonia.
Oggi questo villaggio è un incredibile parco artistico a cielo aperto incentrato sul riciclo creativo: qui i rottami industriali vengono rigenerati e trasformati in gigantesche sculture d’avanguardia.
Visitare la casa di un pittore significa entrare nell’anima di chi ha vissuto il mondo attraverso sogni e visioni uniche. Le stanze della casa museo di Giulio Turci conservano intatte le sfumature della sua sensibilità, traducendo le emozioni direttamente sulle tele. È un viaggio poetico che parte dalla terra romagnola per toccare confini lontani, immerso in quella stessa atmosfera nostalgica e dai contorni sfumati condivisa con i celebri conterranei Federico Fellini e Tonino Guerra.
Situata nel cuore di Santarcangelo di Romagna, la dimora dell’artista è una luminosa e discreta mansarda, costruita nei primi anni ’60 sopra i tetti della palazzina di famiglia di inizio secolo. Vi si accede tramite una scala in legno interna all’abitazione.
Questo spazio conserva immutati gli oggetti e gli strumenti del lavoro quotidiano del pittore:
Attrezzi del mestiere: pennelli, tele, inchiostri, spatole, gessetti, il cavalletto e i tubetti di colori ad olio.
Ricordi personali: libri, dischi, curiosità e giochi.
Tutto è rimasto esattamente come l’artista amava averlo intorno a sé, offrendo un’esperienza che arricchisce profondamente gli occhi e l’anima.
Foto: pagina facebook Associazione Giulio Turci