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La leggenda del sangiovese

sangiovese

Il nome Sangiovese nasce a Santarcangelo.

Una antica leggenda, tramandata dai nostri nonni, narra che i frati francescani della città, alcuni secoli fa, fossero grandi produttori di vino rosso.

Un giorno, all’interno del convento, organizzarono un banchetto in onore di un ospite assai illustre. Per fare bella figura, gli offrirono da bere il miglior vino rosso che avevano in cantina.

L’ospite rimase deliziato e ne chiese subito il nome.

Dopo un primo momento di incertezza, un frate all’improvviso si alzò in piedi ed esclamò “Sanguis Jovis” ovvero “Sangue di Giove”, pensando al colore rosso intenso del vino e al nome del colle Giove su cui si trova Santarcangelo.

Col passare del tempo le due parole si unirono a formarne una unica “Sangiovese” ed il nome si diffuse in tutta la Romagna.

Noi Santarcangiolesi ne siamo immensamente orgogliosi!!!

A conferma della leggenda, il glottologo austriaco Friedrich Schürr (1888 – 1980), Tribuno dei vini di Romagna, grande studioso della lingua romagnola, ha sostenuto, in seguito ad approfondite ricerche, che la denominazione “Sangiovese” derivava proprio dal Colle Giove su cui si era sviluppata la magnifica cittadella medievale di Santarcangelo.

Il cardinale Ersilio Tonini, notissimo arcivescovo di Ravenna, era solito dire che i Romagnoli hanno una particolare devozione solo per un santo: San Giovese!

L’origine del nome Sangiovese
(da “Il Sangiovese” storia, ricette, curiosità di Michele Marziani e Roberta Sapio edito da Nda Press (2006) )

Le prime notizie sul vitigno denominato Sangiovese risalgono al XVII secolo e le sue origini sono avvolte da un velo di leggendario mistero. Il suo curioso nome, che in dialetto romagnolo suona come ” sanzve’s” , sembrerebbe, infatti, derivare dal Monte Giove o Colli Jovis, una collina che si trova nell’entroterra riminese, non lontano dalla splendida Santarcangelo di Romagna. Ma la denominazione allude anche al “Sanctus Zeus” , il dio Giove dei Romani. Merita di venir menzionato il fatto che si ritiene che già Plinio il Vecchio ne abbia parlato nei suoi scritti come di uno dei vini più pregiati.

Ai santarcangiolesi piace pensare al Sangiovese come vitigno autoctono e sostengono l’ipotesi avanzata dal glottologo Federico Schurr, Tribuno di vini di Romagna, che ipotizza che la collocazione geografica originaria del vitigno in questione potrebbe essere la zona del Monte Giove.

Gli autori Beppe Sangiorgi e Giordano Zinzani di “Sangiovese vino di Romagna Storia e tipicità di un famoso vitigno e di un grande vino” edito da Feltrinelli smentiscono tale ipotesi, individuando l’origine del nome nei gioghi dell’Appennino tosco-romagnolo tra Marradi e Firenzuola e la sua diffusione originaria nell’area faentina-imolese con il nome di uva sanzuvesa e Sangiovese, attestati rispettivamente da documenti del 1651 e 1672.

Nel 1977 il Tribunato Vini di Romagna, l’Ente Tutela Vini Romagnoli, la Società del Passatori e i Sommelier d’Italia collocarono sul Monte Giove un cippo con questa iscrizione: “Qui sul colle/che di Giove ha il nome/oggi XXIX Ottobre MCMLXXVII/la Romagna dei Vini/e dei vigneti/recinge la fronte del Nume/con l’aureola/del San-Giovese/rivendicandone/con certezza di fede/la feconda primogenitura”.

Caratteristiche del Sangiovese
(da “La Romagna dei Vini” a cura di Alteo Dolcini e Tommaso Simoni con la collaborazione di Adriano Fiore edito da Alfa Bologna)

La zona tipica di diffusione del “Sangiovese di Romagna”, a denominazione di origine controllata, comprende i territori di: Imola, Dozza, Borgo Tossignano, Casal Fiumanese, Fontanelice, Castel S. Pietro Terme e Ozzano per la Provincia di Bologna; Faenza, Brisighella, Castel Bolognese, Riolo Terme e Casola Valsenio per la Provincia di Ravenna; Rimini, Morciano, S.Marino, S.Arcangelo, Verucchio, Savignano, Cesena, Mercato Saraceno, Forlimpopoli, Meldola, Bertinoro, Predappio, Castrocaro-Terra del Sole, Modigliana, Rocca S.Casciano, Civitella e S.Sofia per la Provincia di Forlì.

 

IL SANGIOVESE PICCOLO

(Nome dialettale : ” Sanzvés “)

Clone diffuso nel forlivese specialmente nella zona di Predappio e di Mercato Saraceno.

GRAPPOLI piccoli, spargoli, conico-cilindrici; il peduncolo è visibile, sottile,semilegnoso; i pedicelli sono medi verdi con cercine evidente e pennello corto; il distacco dell’acino è facile.

ACINI medio-piccoli, elissoido-sferici, con ombelico persistente; la buccia è pruinosa, di color nero violetto; la polpa è succosa, leggermente rosata di sapore neutro zuccherino.I vinaccioli in media 2 per acino, piriformi e scuri.

CARATTERI FENOLOGICI ED AGRONOMICI– Vitigno poco vigoroso, a portamento espanso, di media ma costante produttività. Il germogliamento è precoce.Nelle zone calde soleggiate, produce un vino di qualità veramente superiore, secco, robusto, ben colorito, tannico, profumato, molto alcoolico e serbevole, assai pregiato.

IL SANGIOVESE GROSSO

(Nome dialettale: ” Sanzvès gröss “)

Clone diffuso d’antica data in tutta la collina ravennate, in quella bolognese orientale ed in quella forlivese, in particolare nella zona Sant’Arcangelo di Romagna.

GRAPPOLI medio-grossi, tendenzialmente compatti, conico-piramidali; il peduncolo è visibile, erbaceo, sottile; i pedicelli sono medi, con cercine evidente, verde rugginoso e pennello breve, di colore verde-rosato.

ACINI grossi, sferoido-elissoidali, a sezione regolare, facilmente distaccabili dal pedicello; la buccia è resistente, pruinosa, di color nero-violaceo con ombelico persistente; la polpa è succosa, lievemente rosata, di sapore neutro.I vinaccioli sono in media 3-4 per acino, piriformi, con becco leggermente grosso.

CARATTERI FENOLOGICI ED AGRONOMICI – È uno dei vitigni più tipici della Romagna, mediamente vigoroso e costante nella produzione. Il germogliamento e la fioritura sono precoci. La maturazione avviene nella prima quindicina di ottobre. L’uva dà una buona resa in mosto; il vino è colorato, secco, tannico, ricco di corpo, profumato e di ottima gradazione alcoolica; esso è ricercatissimo e particolarmente adatto da arrosto.

Detti e motti popolari
( da “Il Sangiovese storia,ricette,curiosità” di Michele Marziani e Roberta Sapio edito da Nda Press (2006) )

I vini romagnoli per eccellenza sono il Sangiovese, il Trebbiano e la dolce Cagnina. Dice il romagnolo : “Contra i pinsir un gran rimedi l’è e’ bicir” ( Contro i pensieri un gran rimedio è un bicchiere)

“Pàn ad gran, ven’d tarbiàn, fug’d querza, e una bela dona, nenc s’l’è guerra” ( pane di grano,vino di trebbiano, fuoco di quercia, e una bella donna anche se è guercia)

“Frè Pignàt e dbeva e’ sanzves int la bocia de lat” ( Frate Pignatta beveva il Sangiovese nella bottiglia del latte)

“Par San Simone us fora la bota de cantòn” (Per San Simone si fora la botte dell’angolo)

“Par San Martèn us bev e’ bon ven” (Per San Martino si beve il vino buono)

“Cioccolata, ponc, caffè, rum, cervogia, barbariè, e giulebbe, e sidro, e thè, fin che vino al mondo c’è non farete mai per me” ( Abate Giuseppe Piolanti)

Cagnina, cagnina

Ti devono i frati tutti beati,

ti devono i preti tutti lieti,

ti devono i re fino alle tre,

ti beve il padrone a colazione,

ti bevo anche io grazia di Dio

(Gianni Manzoni)

AL SANGIOVESE

Io sono toscano, ce ne sono tanti
E nacqui proprio nel decimo mese
ho sentito parlar sempre del Chianti
mi son trovato a fare il Sangiovese.
Sono anche astemio, io non bevo vino
quindi il più adatto a dirne la goduria
un poco come fa Sant’Agostino
quando parla di vizio e di lussuria.
A me basta un rosso acino appeso
l’odor dei tralci e quale un colibrì
volo nel cielo, come avessi preso
quaranta grammi d’elle esse dì.
Base di tutti i vini il Sangiovese
dei vitigni mondiali egli è la stella
ci fanno il Chianti, il vino piemontese
forse ci fanno pure la nutella.
Il Sangiovese è scevro da magagne
d’ogni virtù dei vini è la scintilla
al suo confronto anche lo champagne
diventa una volgare camomilla
.Bevete il Sangiovese, quello scuro
d’anni ne camperete centomila
fa bene alla salute, e v’assicuro
fa far l’amore dieci volte in fila.
Roberto Benigni