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Le oche della fossa dei mulini

oche della fossa dei mulini

Nel canale della Fossa dei Mulini, nel tratto che va da via Ruggeri al Mulino Moroni (oggi hotel della Porta) nuotavano tranquille le oche di proprietà degli abitanti delle modeste case prospicienti. Avere un’oca era un affare, molto più conveniente che avere il cane di guardia. E’ vero che il cane abbaia quando attorno a lui vede un movimento strano, ma tutti i giorni bisogna procurargli da mangiare perché è sempre legato alla catena. Tanta era la miseria, soprattutto in quell’estate del 1944 con i continui bombardamenti e con la presenza dei soldati tedeschi. Il cibo era razionato per le persone e per il cane da guardia non ce n’era affatto. L’oca, invece, è vigile e fidata e comincia a starnazzare se vede qualcuno attorno a casa; si nutre dell’erba del prato che si estende a lato delle antiche mura malatestiane, degli scarti della cucina di casa, di quel che trova nell’acqua della fossa. Tutti i giorni fa l’ovo , ottimo anche per la sfoglia fatta in casa. Per queste ragioni molte famiglie avevano l’oca.

La notte fra il 23 e il 24 settembre 1944, arrivarono gli Alleati, le truppe dell’impero britannico che avevano sfondato la linea gotica e cercavano di ricacciare i tedeschi oltre il Po. Gli abitanti di Santarcangelo ed anche molti sfollati dei dintorni, avevano trovato rifugio nelle “grotte”, gli antichi ipogei scavati molti secoli prima nel colle Giove su cui sorge il centro storico di Santarcangelo. Passati i giorni caldi dello scontro fra i soldati dei due eserciti, con i tedeschi ritirati oltre l’Uso, le truppe alleate cercavano di fraternizzare con gli spaventatissimi abitanti. Ai primi di ottobre di quell’autunno piovoso, una camionetta militare si fermò davanti all’ingresso delle grotte in via Costantino Ruggeri. Dei soldati scesero dall’automezzo, accesero un fornelletto su cui misero una padella con del burro da sciogliere. Poi tagliarono grosse fette di soffice pane , le inzupparono nel burro della padella e con gesti accattivanti tentavano di invitare i bambini che erano affacciati all’ingresso delle grotte e che guardavano con occhi spalancati .

Non credo che fossero molti quelli che avevano mangiato il pane bianco e tanto meno il burro che in quel periodo di cibo razionato era veramente merce rara. I bambini avevano ascoltato in famiglia brutte storie sui soldati che stavano per arrivare e tante erano le raccomandazioni ad aver timore perché circolavano notizie che mettevano paura: molti dei soldati in arrivo erano di colore, cattivi che se si arrabbiavano tagliavano la testa con un coltellaccio ricurvo e violentavano anche i ragazzini. Perciò, per quanti sorrisi e gesti facessero i soldati , nessuno dei bambini si azzardò ad uscire dalle grotte per andare a prendere il pane imburrato. Le oche, intanto erano uscite dall’acqua della fossa e si erano fermate ad osservare: guardavano in silenzio, sorprese, attente, collo allungato, occhi sbarrati. I soldati, visti inutili i tentativi di far avvicinare i bambini, lanciarono il pane imburrato verso le oche che aprirono le ali spaventate, cominciarono a starnazzare; ma, prima qualche coraggiosa, poi tutte corsero a contendersi il pane e ad ingozzarsi con molta avidità.

Caterina Gambuti (1926-2006) molti anni dopo ricordava questo fatto di cui era stata testimone e commentava con amara ironia: – a Santarcangelo, le oche della fossa dei mulini furono le prime creature ad assaporare il pane bianco della liberazione!-